“ALLORA VEDRANNO IL FIGLIO DELL’UOMO” [Mc 13,26]
LECTIO DIVINA NELL’AVVENTO

COLUI CHE VIENE NELLA CARNE
LETTURA DEL VANGELO SECONDO MARCO [Mc 13,1-37]
1 Mentre usciva dal tempio, un discepolo gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!».
2 Gesù gli rispose: «Vedi queste grandi costruzioni? Non rimarrà qui pietra su pietra, che non sia distrutta».
3 Mentre era seduto sul monte degli Ulivi, di fronte al tempio, Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea lo interrogavano in disparte: 4 «Dicci, quando accadrà questo, e quale sarà il segno che tutte queste cose staranno per compiersi?».
5 Gesù si mise a dire loro:
«Guardate che nessuno v’inganni! 6 Molti verranno in mio nome, dicendo: “Sono io”, e inganneranno molti.
7 E quando sentirete parlare di guerre, non allarmatevi; bisogna infatti che ciò avvenga, ma non sarà ancora la fine. 8 Si leverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno terremoti sulla terra e vi saranno carestie. Questo sarà il principio dei dolori.
9 Ma voi badate a voi stessi! Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe, comparirete davanti a governatori e re a causa mia, per render testimonianza davanti a loro. 10 Ma prima è necessario che il vangelo sia proclamato a tutte le genti. 11 E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi di ciò che dovrete dire, ma dite ciò che in quell’ora vi sarà dato: poiché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo. 12 Il fratello consegnerà a morte il fratello, il padre il figlio e i figli insorgeranno contro i genitori e li metteranno a morte. 13 Voi sarete odiati da tutti a causa del mio nome, ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato.
14 Quando vedrete l’abominio della desolazione stare là dove non conviene, chi legge capisca, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano ai monti; 15 chi si trova sulla terrazza non scenda per entrare a prender qualcosa nella sua casa; 16 chi è nel campo non torni indietro a prendersi il mantello. 17 Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni! 18 Pregate che ciò non accada d’inverno; 19 perché quei giorni saranno una tribolazione, quale non è mai stata dall’inizio della creazione, fatta da Dio, fino al presente, né mai vi sarà. 20 Se il Signore non abbreviasse quei giorni, nessun uomo si salverebbe. Ma a motivo degli eletti che si è scelto ha abbreviato quei giorni.
21 Allora, dunque, se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui, ecco è là”, non ci credete; 22 perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e portenti per ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti. 23 Voi però state attenti! Io vi ho predetto tutto.
24 In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà e la luna non darà più il suo splendore
25 e gli astri si metteranno a cadere dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
26 Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria.
27 Ed egli manderà gli angeli e riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
28 Dal fico imparate questa parabola: quando già il suo ramo si fa tenero e mette le foglie, voi sapete che l’estate è vicina; 29 così anche voi, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, alle porte.
30 In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avvenute. 31 Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. 32 Quanto poi a quel giorno o a quell’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre.
33 State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso. 34 È come uno che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare. 35 Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, 36 perché non giunga all’improvviso, trovandovi addormentati. 37 Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!».
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Il discorso sulle cose ultime di Gesù è molto lungo e difficile, per vari motivi.
Viene chiamato anche “discorso escatologico” dalla parola greca ESKATON (=ultimo).
Siamo al tredicesimo capitolo del Vangelo di Marco, il più antico dei quattro.
A conti fatti, è documentabile che tale testo sia stato scritto tra il 50 e il 70 d.C., quindi tra 10 massimo 30 anni dagli avvenimenti riguardanti Gesù.
Con il cap. 14 inizia il racconto della Pasqua, che comprende tre capitoli.
Questo discorso dunque è anche l’ultimo di Gesù, prima della sua Passione.
“Dunque cosa accadrà alla fine?” è la domanda che i discepoli pongono al Signore (v4).
UNO SGUARDO GENERALE
- Questo testo è collocato tra il Ministero pubblico di Gesù e il racconto della Pasqua.
Viene inoltre proclamato, in varie versioni, dalla Chiesa all’inizio dell’anno liturgico, quasi a suggerire una prospettiva sotto la quale porre TUTTO il mistero Cristiano, non solamente il Natale. Colui che sta per venire è il Messia che è stato incontrato dagli apostoli, che ha litigato con i farisei, che ha proclamato le parabole della misericordia, le beatitudini; è anche colui che ha fatto l’ultima cena, ha patito, è stato sepolto , è risorto e viene annunciato dalla Chiesa. - Il VENIRE del Figlio dell’Uomo è presentato come qualcosa di ultimo, sintetico, definitivo, onnicomprensivo; non è dunque una realtà solamente CRONOLOGICA.
Il testo offre una chiave di lettura globale, onnicomprensiva, sintetica: suggerisce un modo di comprendere la realtà e in essa noi stessi e in essa il senso delle cose.
E’ insomma una cornice nella quale scegliere di porre tutto.
In tal senso il testo parla di Colui che certamente è venuto nella carne una volta per tutte, ma è anche colui che viene nella vita di ciascuno, mentre la storia si dipana e verrà alla fine dei tempi, come senso ultimo della storia, come compimento della storia, come suo fine.
STRUTTURA DEL TESTO
1-2 Indicazione di contesto davanti al Tempio
3-5a Introduzione narrativa: un approfondimento
IL DISCORSO
5b-6: Appello alla vigilanza
7-8: Un tempo di dolori nell’incertezza oscura, ci sono segni di speranza Guerre – Terremoti – Carestie in un clima di NECESSITA’
9-13: Il patire dei discepoli v10 v11 v13
Persecuzione – Annuncio (vv9-10)
Sequestro – Ispirazione (vv11)
Odio e fallimento delle relazioni primarie – Perseveranza (vv12-13)
14-20: Oscurità e tribolazione …ma segni di speranza (v 20)
Profanazione del Tempio e devastazione totale (sua abbreviazione)
Probabile memoria vivida della distruzione del Tempio (70d.C.); dice Flavio Giuseppe: Gerusalemme… fu così profondamente rasa al suolo da coloro che la demolirono fino alle sue fondamenta, che non rimase nulla che potrebbe mai convincere i visitatori che un tempo era stato un luogo di residenza”.
21-23: Appello alla vigilanza
24-25: Il crollo degli astri
27-29: La VENUTA DEL FIGLIO DELL’UOMO:
POTENZA E GLORIA GRANDE
E’ IL MESSIA ATTESO CHE VIENE DA DIO: ne condivide infatti il potere che è universale.
Parabola del FICO: attenti ai segni della venuta di Dio!
30-36: Appello alla vigilanza
COLUI CHE E’ VENUTO NELLA CARNE
- Noi non crediamo a “Dio”. Noi crediamo a quel Dio che ci ha rivelato Gesù.
Il nostro modo di comprendere, di relazionarci a Gesù è di considerarlo la AUTOMANIFESTAZIONE DI DIO. Dio ci ha fatto conoscere qualcosa di sé; il “luogo” in cui andare a guardare per intendere questa comunicazione è la persona, la storia, la vicenda di Gesù.
La nostra Fede del resto chiama Gesù VERO UOMO e VERO DIO. Tali espressioni alludono proprio al fatto che in Gesù noi abbiamo potuto conoscere un’umanità vera, anzi, forse come l’umanità dovrebbe essere sempre, nella sua piena autenticità e proprio in quell’umanità lì, frequentandola nel concreto della sua carnalità, abbiamo conosciuto Dio stesso. Noi non possiamo proprio descrivere ciò che abbiamo colto essere in gioco nella persona di Gesù se solamente dicessimo che è stato un brav’uomo. “Dentro lì Dio stesso diceva qualcosa di sé.
Giovanni 1,18: “Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato (“ce ne ha fatto il racconto”).
2. Quel che celebriamo nell’anno liturgico è “Gesù tutto”, e nell’Avvento segnatamente lo celebriamo come “Il Veniente”. Questo ci invita a una più matura considerazione del Natale.
Il Natale non è il “compleanno di Gesù”.
Noi festeggiamo il 25 Dicembre perché a un certo punto la Chiesa trovò pratico collocare questa ricorrenza cristiana in concomitanza con le feste del Dio Saturno, i Saturnali che cadevano proprio a fine Dicembre (guarda un po’, i Romani in quella ricorrenza si scambiavano i regali in un clima di poetico inverno…!).
Possiamo dunque recuperare il valore di un celebrare Gesù come Colui che dà senso alla Storia. Possiamo anche celebrare Gesù come Colui che ci entra in questa storia, vive cioè una libera scelta che è PRENDERE CARNE. Questo stesso atto, l’INCARNAZIONE, è un atto rivelativo di Dio: Dio si rivela come uno che sceglie di abitare questa carne umana, da noi oggi tanto condannata e disprezzata.
Il Natale dunque, ben oltre la poetica un po’ commerciale con cui è sporcato, è un’occasione per rinverdire una profonda speranza: se Dio ha scelto di abitare la natura umana allora forse non tutto degli uomini è perduto. Questa è una realtà che va celebrata!
Questo è anche un po’ il senso delle benedizioni nelle case: questa vita che viviamo nella carne, quotidiana, caotica, intima, “nostra” e pure inserita in questa società, in queste strade, in questo mondo, in queta storia, la riconosciamo abitata e da un Dio che la proclama buona e che nel suo rivelarsi la benedice e la consacra e proclama di averne profonda fiducia, di credere in essa. E’ quella condizione umana in cui l’anziano si sente fallito e fragile; l’adolescente si sente irricevibile e incerto; l’adulto si sente fiaccato e inaridito; in cui in mille modi ciascuno di noi sperimenta la demotivazione, la stanchezza, la disperazione, la sofferenza, l’ingiustizia.
3.Questo nostro celebrare “il Veniente” ha per oggetto “Tutto Gesù”, che viene nella carne, nella vicenda di Gesù tutta intera ma che ha anche un suo inizio in una nascita che, come tutto ciò che riguarda Gesù, racconta, rivela Dio.
Ci sono due caratteristiche del nascere di Gesù, al quale ad ogni buon conto ci stiamo preparando, che possono risuonare feconde per noi oggi:
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- Gesù nasce nella POVERTA’, nell’UMILTA’, in un DRAMMA caotico e patetico. Se le cose che abbiamo detto fin qui sono vere, la cosa suona di per sé molto espressiva.
Quando Dio scelse di rivelarsi, quando manifestò la sua Gloria, la sua Signoria, la sua Onnipotenza, tale manifestazione ci parve stridere fortemente con quanto ci aspettavamo.
Noi ci aspettavamo qualcosa di molto potente, di definitivo, di finalmente certo e stabile e invece… invece compare un bambino, un bebè incapace di stare la mondo senza un genitore, simbolo di fragilità immensa. Questa fragilità, questa debolezza è davvero DISARMANTE.
Inoltre, questa debolezza si manifesta in un contesto di estrema, drammatica necessità. Poteva almeno essere un bambino regale! E invece no.
Cominciamo a intuire che la Gloria, l’Onnipotenza, la Signoria, persino il Potere giudicante di Dio manifestato in Gesù ha a che fare con l’Amore.
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- In secondo luogo, la nascita di Gesù ha a che fare con un’esperienza tipica di questo evento che si chiama GIOIA.
I dell’infanzia di Gesù in effetti hanno poco del solenne e tremebondo “clima” del discorso escatologico ma sono pervasi da un soffio di letizia, spesso associato alla menzione dello Spirito Santo. Anche questo ha a che fare con la rivelazione di Dio nella persona di Gesù. Tuttavia, gli studi ci testimoniano che un’altissima percentuale di persone vive con tristezza le feste, in particolare quelle natalizie e i disagi soprattutto mentali in quei giorni patiscono un grave picco… Forse la cosa potrebbe avere a che fare con un certo modo di intendere la gioia del Natale che è tutto sommato posticcia, inautentica, lascia inariditi.
La gioia del Natale ha piuttosto a che vedere con la Misericordia che Gesù rivela vera e disponibile per ciascuno.
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DOMANDIAMOCI
- Cosa “so” di Dio? Cosa e quanto c’entra Gesù in questa idea di Dio che mi sono fatto?
- L’Incarnazione di Dio in Gesù chiama in causa la nostra carne, la nostra natura, il nostro essere “esseri umani”. Come sono fatto io? Quali aspetti mi caratterizzano? Dovessi trovare quattro, massimo cinque parole chiave per identificarmi (si può provare anche a cercarle per identificare la mia famiglia o il mio gruppo) che parole userei? Sono parole in grado di identificare adeguatamente la concretezza del mio esistere o sono parole magari idealizzate, astratte, polarizzate (tutte solo negative, tutte solo positive)?
- La nascita di Gesù è, come tutti gli episodi della sua vita terrena, rivelatrice di Dio. In particolare, come mi fanno sentire la sua povertà, la sua fragilità? Gesù ha di fatto scelto di iniziare a manifestare così e non in un altro modo Dio: che conseguenze potrei trarne?
- La nascita di Gesù infine è un evento di semplice ma autentica gioia. Che emozione mi suscita la festa del Natale? Accolgo la Misericordia di Dio? So guardare me stesso con Misericordia?
PREGHIERA CONCLUSIVA
Vergine dell’Annunciazione,
rendici, ti preghiamo, beati nella speranza,
insegnaci la vigilanza del cuore,
donaci l’amore premuroso della sposa,
la perseveranza dell’attesa,
la fortezza della croce.
Dilata il nostro spirito
perché nella trepidazione
dell’incontro definitivo
troviamo il coraggio di rinunciare
ai nostri piccoli orizzonti
per anticipare, in noi e negli altri,
la tenera e intima familiarità di Dio.
Ottienici, Madre, la gioia di gridare
con tutta la nostra vita:
“Vieni, Signore Gesù, vieni,
Signore che sei risorto,
vieni nel tuo giorno senza tramonto
per mostrarci finalmente e per sempre il tuo volto”.
Carlo Maria Martini
