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Il signore è risorto | Il signore è risorto – Parrocchia di San Desiderio

Parrocchia di San Desiderio

Il signore è risorto

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12 commenti

  1. OMELIA SANTO PADRE FRANCESCO Veglia Pasquale nella Notte Santa 26 marzo 2016

    Pietro, dopo aver ascoltato le donne e non aver creduto loro, «tuttavia si alzò» (v. 12). Non rimase seduto a pensare, non restò chiuso in casa come gli altri. Non si lasciò intrappolare dall’atmosfera cupa di quei giorni, né travolgere dai suoi dubbi; non si fece assorbire dai rimorsi, dalla paura e dalle chiacchiere continue che non portano a nulla. Cercò Gesù, non se stesso. Preferì la via dell’incontro e della fiducia e, così com’era, si alzò e corse verso il sepolcro, da dove poi ritornò «pieno di stupore» (v. 12). Questo è stato l’inizio della “risurrezione” di Pietro, la risurrezione del suo cuore. Senza cedere alla tristezza e all’oscurità, ha dato spazio alla voce della speranza: ha lasciato che la luce di Dio gli entrasse nel cuore, senza soffocarla.
    Apriamo al Signore i nostri sepolcri sigillati – ognuno di noi li conosce -, perché Gesù entri e dia vita; portiamo a Lui le pietre dei rancori e i macigni del passato, i pesanti massi delle debolezze e delle cadute. Egli desidera venire e prenderci per mano, per trarci fuori dall’angoscia.
    Le oscurità e le paure non devono attirare lo sguardo dell’anima e prendere possesso del cuore, ma ascoltiamo la parola dell’Angelo: il Signore «non è qui, è risorto!» (v. 6); Egli è la nostra gioia più grande, è sempre al nostro fianco e non ci deluderà mai.
    Questa speranza non delude perché lo Spirito Santo è stato effuso nei nostri cuori (cfr Rm 5,5). Il Consolatore non fa apparire tutto bello, non elimina il male con la bacchetta magica, ma infonde la vera forza della vita, che non è l’assenza di problemi, ma la certezza di essere amati e perdonati sempre da Cristo, che per noi ha vinto il peccato, ha vinto la morte, ha vinto la paura. Oggi è la festa della nostra speranza, la celebrazione di questa certezza: niente e nessuno potranno mai separarci dal suo amore (cfr Rm 8,39).

    Gesù Cristo è risorto! La luce ha scacciato le tenebre.
    Buona Pasqua

  2. Messaggio Medjugorje 18 marzo 2016

    “Cari figli, con cuore materno, pieno d’amore per voi – miei figli, desidero insegnarvi ad avere piena fiducia in Dio Padre. Desidero che impariate a seguire la volontà di Dio con il guardare interiore e con l’ascolto interiore. Desidero che impariate a fidarvi illimitatamente nella Sua grazia e nel Suo amore così come io mi sono sempre fidata . Perciò, figli miei, purificate i vostri cuori. Liberatevi da tutto ciò che vi lega solo alle cose terrene e permettete alle cose di Dio di modellarvi la vita, con la vostra preghiera e il sacrificio; perché nei vostri cuori ci sia il Regno di Dio; perché iniziate a vivere cominciando da Dio Padre; perché cerchiate sempre di camminare con mio Figlio. Ma per tutto questo, figli miei, dovete essere poveri in spirito e pieni d’amore e di misericordia. Dovete avere cuori puri e semplici ed essere sempre pronti a servire. Figli miei, ascoltatemi, parlo per la vostra salvezza. Vi ringrazio. “

  3. Diventare misericordiosi significa imparare ad essere coraggiosi nell’amore concreto e disinteressato. Papa Francesco

  4. DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO 2 aprile 2016
    La misericordia sa guardare negli occhi ogni persona; ognuna è preziosa per lei, perché ognuna è unica. Quanto dolore nel cuore sentiamo quando sentiamo dire: “Questa gente… questa gente, questo poveracci, buttiamoli fuori, lasciamoli dormire sulle strade…”. Questo è da Gesù?

    Congresso apostolico europeo della Misericordia. Card. Walter Kasper:
    “Senza la misericordia la somma giustizia può diventare somma ingiustizia. Dove non c’è misericordia vivono i demoni”

    “Se la Chiesa non è richiusa in se stessa, una chiesa solo per un’élite, che si crede il Resto santo, che si distacca dalla massa cosiddetta perduta, ma una Chiesa dalle porte aperte, soprattutto una chiesa povera per i poveri, una Chiesa in uscita, una chiesa missionaria, che sa che non è possibile parlare di Dio, il cui nome è misericordia, senza vivere la misericordia”, se non è una Chiesa “del dito morale alzato, ma dalla mano tesa”, solo allora “potrà irradiare un raggio di luce e di calore nel nostro mondo”.

  5. Santa Teresa di Gesù Bambino ha ragione ma Dio conosce bene i nostri cuori.
    Misericordia non è buonismo
    Ma “sarebbe una semplificazione o meglio, un grave fraintendimento – osserva il cardinale Kasper – opinare che la misericordia sia solo un certo buonismo, e dia testimonianza di un Dio per così dire solo gentile e innocuo, che non prende sul serio il male e i peccati. Non si può appiattire il concetto di misericordia” facendolo sfociare in “un cristianesimo a buon mercato”. Pertanto “è del tutto errato mettere in contrasto verità e misericordia come alcuni fanno”, perché “la misericordia non toglie le verità della fede, anzi le fonda”.

  6. DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA PLENARIA DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA – 3 marzo 2016

    “EDUCARE CON LO STILE DI DIO”

    In diversi modi la Sacra Scrittura ci dice che le intenzioni buone o cattive non entrano nell’uomo dall’esterno, ma scaturiscono dal suo “cuore”. «Dal di dentro – afferma Gesù –, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male» (Mc 7,21).
    La nostra umanità è unica e tanto preziosa agli occhi di Dio! Per questo, la prima natura da custodire, affinché porti frutto, è la nostra stessa umanità. Dobbiamo darle l’aria pulita della libertà e l’acqua vivificante della verità, proteggerla dai veleni dell’egoismo e della menzogna. Sul terreno della nostra umanità potrà allora sbocciare una grande varietà di virtù.
    Quando il cuore si allontana dal bene e dalla verità contenuta nella Parola di Dio, corre tanti pericoli, rimane privo di orientamento e rischia di chiamare bene il male e male il bene; le virtù si perdono, subentra più facilmente il peccato, e poi il vizio. Chi imbocca questo pendio scivoloso cade nell’errore morale e viene oppresso da una crescente angoscia esistenziale.
    La Sacra Scrittura ci presenta la dinamica del cuore indurito: più il cuore è inclinato all’egoismo e al male, più è difficile cambiare. Dice Gesù: «Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato» (Gv 8,34). Quando il cuore si corrompe, gravi sono le conseguenze per la vita sociale, come ricorda il profeta Geremia. Cito: «I tuoi occhi e il tuo cuore non badano che al tuo interesse, a spargere sangue innocente, a commettere violenze e angherie» (22,17). Tale condizione non può cambiare né in forza di teorie, né per effetto di riforme sociali o politiche. Solo l’opera dello Spirito Santo può riformare il nostro cuore, se noi collaboriamo: Dio stesso, infatti, ha assicurato la sua grazia efficace a chi lo cerca e a chi si converte «con tutto il cuore» (cfr Gl 2,12 ss.).

  7. PIAZZA SAN PIETRO 3 aprile 2016
    La misericordia si trasmette perdonando, avendo pazienza, sopportando tante volte noi stessi e gli altri.
    Sì, è vero che siamo perseguitati, ma possiamo solo vivere nell’amore; e coloro che ci fanno male, possiamo solo perdonarli. Non possiamo fare nient’altro: possiamo fare solo così, perché siamo cristiani! Viviamo nell’amore di Dio e non possiamo fare altro…
    La parola Misericordia molto spesso è abusata: è usata, ma non viene compresa. Andrebbe maggiormente interiorizzata e soprattutto messa in pratica, avvicinandosi agli altri con spirito più sincero e senza pregiudizi.

  8. dal diario di Santa Faustina:

    “Ci sono delle anime per le quali non posso far nulla; sono le anime che spiano continuamente le altre e non sanno quello che avviene nel proprio intimo. Parlano in continuazione delle altre, anche durante il silenzio rigoroso, che è destinato a parlare con Me. Povere anime, che non sentono le mie parole, restano vuote nel loro intimo, non Mi cercano all’interno del proprio cuore, ma nei pettegolezzi, dove io non ci sono mai.”

    da Amoris laetitia:
    96. In definitiva si tratta di adempiere quello che richiedevano gli ultimi due comandamenti della Legge di Dio: «Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo» (Es 20,17). L’amore ci porta a un sincero apprezzamento di ciascun essere umano, riconoscendo il suo diritto alla felicità. Amo quella persona, la guardo con lo sguardo di Dio Padre, che ci dona tutto «perché possiamo goderne» (1 Tm 6,17), e dunque accetto dentro di me che possa godere di un buon momento. Questa stessa radice dell’amore, in ogni caso, è quella che mi porta a rifiutare l’ingiustizia per il fatto che alcuni hanno troppo e altri non hanno nulla, o quella che mi spinge a far sì che anche quanti sono scartati dalla società possano vivere un po’ di gioia. Questo però non è invidia, ma desiderio di equità.

    da Papa al Centro Aletti:
    “beati i perseguitati, beati quando diranno ogni sorta di cose contro di voi, mentendo, a causa mia… allora rallegratevi.”

  9. “Viva Cristo Re”

    Amoris laetitia

    Le famiglie aperte e solidali fanno spazio ai poveri, sono capaci di tessere un’amicizia con quelli che stanno peggio di loro. Se realmente hanno a cuore il Vangelo, non possono dimenticare quello che dice Gesù: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40).

    184. Con la testimonianza, e anche con la parola, le famiglie parlano di Gesù agli altri, trasmettono la fede, risvegliano il desiderio di Dio, e mostrano la bellezza del Vangelo e dello stile di vita che ci propone. Così i coniugi cristiani dipingono il grigio dello spazio pubblico riempiendolo con i colori della fraternità, della sensibilità sociale, della difesa delle persone fragili, della fede luminosa, della speranza attiva. La loro fecondità si allarga e si traduce in mille modi di rendere presente l’amore di Dio nella società.

    San Paolo affronta una situazione vergognosa della comunità. In quel contesto alcune persone abbienti tendevano a discriminare quelle povere, e questo si verificava persino nell’incontro conviviale che accompagnava la celebrazione dell’Eucaristia. Mentre i ricchi godevano dei loro cibi prelibati, i poveri facevano da spettatori ed erano affamati: «così uno ha fame, l’altro è ubriaco. Non avete forse le vostre case per mangiare e per bere? O volete gettare il disprezzo sulla Chiesa di Dio e umiliare chi non ha niente?» (vv. 21-22).

    186. L’Eucaristia esige l’integrazione nell’unico corpo ecclesiale. Chi si accosta al Corpo e al Sangue di Cristo non può nello stesso tempo offendere quel medesimo Corpo operando scandalose divisioni e discriminazioni tra le sue membra. Si tratta infatti di “discernere” il Corpo del Signore, di riconoscerlo con fede e carità sia nei segni sacramentali sia nella comunità, altrimenti si mangia e si beve la propria condanna (cfr v. 29). Questo testo biblico è un serio avvertimento per le famiglie che si richiudono nella loro propria comodità e si isolano, ma più specificamente per le famiglie che restano indifferenti davanti alle sofferenze delle famiglie povere e più bisognose. La celebrazione eucaristica diventa così un costante appello rivolto a ciascuno perché «esamini se stesso» (v. 28) al fine di aprire le porte della propria famiglia ad una maggior comunione con coloro che sono scartati dalla società e dunque ricevere davvero il Sacramento dell’amore eucaristico che fa di noi un solo corpo. Non bisogna dimenticare che «la “mistica” del Sacramento ha un carattere sociale».[207] Quando coloro che si comunicano non accettano di lasciarsi spingere verso un impegno con i poveri e i sofferenti o acconsentono a diverse forme di divisione, di disprezzo e di ingiustizia, l’Eucaristia è ricevuta indegnamente. Invece, le famiglie che si nutrono dell’Eucaristia con la giusta disposizione, rafforzano il loro desiderio di fraternità, il loro senso sociale e il loro impegno con i bisognosi.

  10. Papa Francesco messa celebrata lunedì mattina, 11 aprile, nella cappella della Casa Santa Marta.

    «Alcuni dei dottori della legge, dottori della lettera, si alzarono a discutere con Stefano.
    «Stefano era stato unto dallo Spirito Santo e aveva proprio la sapienza dello Spirito Santo e parlava con quella forza, con quella sapienza, la stessa che aveva Gesù; ma lui era Dio, che parlava con autorità, l’autorità che viene da Dio, l’autorità che viene dallo Spirito Santo».

    Non potendo nulla contro di lui, quelle persone che erano in sinagoga «istigarono alcuni perché» lo accusassero ingiustamente di aver pronunciato «parole blasfeme contro Mosè e contro Dio». Ecco che, non potendo «dialogare con lui e aprire il cuore alla verità, «subito presero la via della calunnia». Gli Atti raccontano che Stefano venne catturato e condotto davanti al sinedrio e che vennero anche presentati falsi testimoni per accusarlo.

    «Il cuore chiuso alla verità di Dio è aggrappato soltanto alla verità della legge, della lettera — più che della legge, della lettera — e non trova altra uscita che la menzogna, il falso testimone e la morte».
    A loro, ha ribadito il Papa, «non importa la vita di una persona, A loro «importa soltanto il loro schema di leggi e tante parole e tante cose che hanno costruito». Proprio «questa è la durezza del loro cuore, la stoltezza del cuore di questa gente che siccome non poteva resistere alla verità di Stefano va a cercare testimonianze e testimoni falsi per giudicarlo: la sorte di Stefano è segnata come quella dei profeti come quella di Gesù».

    Del resto, ha fatto notare, «la storia ci narra di tanta gente che venne uccisa, giudicata, seppur era innocente: giudicata con la parola di Dio contro la parola di Dio». Il Papa ha fatto riferimento «alla caccia delle streghe o a santa Giovanna d’Arco» e anche «a tanti altri che vennero bruciati, condannati perché non si “aggiustarono”, secondo i giudici, alla parola di Dio».
    Per Gesù quello che conta è la vita delle persone e non uno schema di leggi e parole.

  11. Papa Franccesco Messa Santa Marta 12 aprile 2016

    Sono due le persecuzioni contro i cristiani: c’è quella «esplicita» e c’è quella educata che finisce per togliere all’uomo la libertà. Ma proprio nelle sofferenze delle persecuzioni il cristiano sa di avere sempre accanto il Signore.
    La persecuzione educata si riconosce «quando viene perseguitato l’uomo non per confessare il nome di Cristo, ma per voler avere e manifestare i valori di figlio di Dio». È perciò «una persecuzione contro Dio Creatore nella persona dei suoi figli».
    La persecuzione toglie all’uomo la libertà.
    Dio ci ha fatti liberi, ma questa persecuzione toglie la libertà! E se tu non fai questo, tu sarai punito: perderai il lavoro e tante cose o sarai messo da parte.
    Questa persecuzione ha anche un capo. Il capo della persecuzione educata, Gesù lo ha nominato: il principe di questo mondo. Lo si vede «quando le potenze vogliono imporre atteggiamenti, leggi contro la dignità del figlio di Dio, perseguitano questi e vanno contro il Dio creatore: è la grande apostasia».
    Così «la vita dei cristiani va avanti con queste due persecuzioni». Ma anche con la certezza che il Signore ci ha promesso di non allontanarsi da noi.

  12. da Papa Francesco, Santa Marta 14 aprile 2016

    «Parla Signore, perché il tuo servo ascolta» ha ripetuto Francesco, invitando nuovamente a pregare «così, tante volte al giorno: quando abbiamo un dubbio, quando non sappiamo o quando semplicemente vogliamo pregare». E «con questa preghiera chiediamo la grazia della docilità allo Spirito Santo».

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